eccomi sono tornata, o quasi...cioè il fatto è che tra poco meno di un mese me ne andrò in maternità! ebbene si aspetto un figlio. o una figlia. non l'abbiamo voluto sapere. la gente mi guarda come fossi un marziano e come se tutto il tempo della maternità io non avessi dovuto far altro che organizzarmi la vita in rosa o in celeste in attesa del "lieto evento".
invece sono ancora in ufficio, gli orari sono sempre gli stessi, le ghettine che compro sono verdi o arancioni, mi impicco per riuscire a rispettare le visite mediche che necessariamente devo fare, ho iscritto il nano in piscina, e la mia vita non è (ancora) cambiata. affatto.
insomma il caos...che cerco di scandire tra un appuntamento e l'altro. l'unica dfferenza è che da un pò di tempo a questa parte mi porto dietro, sempre sempre, una bellissima pancia tonda...no vi prego non cominciate con: se è tonda è femmina, se sei più bella è maschio, guarda l'attaccatura dietro i capelli del tuo primo figlio, o calcola il battito cardiaco fetale...cazzate. anche quella: l'importante è che sia sano. perchè io vorrei, anche, che lui/lei fosse bellissimo/a!!!
vi terrò aggiornati.
con un augurio non banale nè scontato nè buonista...che martedì, al nostro risveglio, ci sia un pò più di pace in giro per il mondo e un pò più di sale in zucca agli uomini.....
che grande lezione quella del Dalai Lama. il popolo cinese gli sta massacrando il suo popolo, che chiede semplicemnte di poter esercitare i propri diritti umani, e lui non chiede il boicottaggio delle olimpiadi: "non togliamo i Giochi al popolo cinese. ma il mondo costringa Pechino a essere un degno ospite".
ecco, di fronte a ciò io mi inchino e mi emoziono.
ma nel mio piccolo, anzi nel mio piccolissimo, già oggi invece dichiaro che non vedrò, non leggerò, non parlerò con nessuno delle olimpiadi, dal primo giorno all'ultimo.
questo per un pò di sana solidarietà. nel mio piccolo.
lì...sopra il palco...di nuovo lui...
dal 6 al 16 marzo
giovedì venerdì sabato ore 21
domenica ore 18
LABORATORIUM TEATRO
via Leopoldo Ruspoli 87 - zona portuense
non ho avuto figli prima, non per una questione di carriera, ma perchè non avevo accanto a me la persona giusta e bluffavo quando dicevo che avrei fatto un bambino anche fossi stata sola. o magari non bluffavo...ma menomale che ho aspettato perchè avere un compagno accanto è una grandissima cosa!!
non ho mai abortito. fossi rimasta incinta anche a 20 anni non l'avrei fatto. ma se dovessi scoprire che il figlio che aspetto è malato gravemente o ha una qualche forma di ritardo mentale, lo farei. con dolore, ma abortirei.
credo che fare la mamma sia la fatica più grande del mondo. non importa se lavori, o se fai la casalinga, se hai un tot di baby sitter in giro per casa, o nonne al piano di sotto, o fai tutto da sola, perchè comunque è una fatica! un bambino ti impegna il corpo ed il cervello. e non puoi sbagliare, o almeno, diciamo che cerchi di sbagliare il meno possibile. e cerchi anche di essere una persona migliore, eticamente migliore, così da potergli insegnare quello che è giusto e quello che non lo è. le basi chiaro, l' abc, il resto ci penserà l'esperienza.
la mia giornata comincia presto e finisce tardi, e nelle pause riesco qualche volta a pensare anche un pò a me, come ad andare dal parrucchiere o sorseggiare un bicchiere di vino rosso da sola nella mia enoteca preferita prima di correre a casa. ma succede raramente. il resto è: sveglia, vestizione, colazione, macchina, nido, macchina, lavoro, macchina, casa, bagnetto, cena, giochi e nanna, ...all'infinito...
ci sono giorni che mi trascino dalla stanchezza ma che non finirei mai di saltare e ballare con lui. altri vorrei di nuovo essere una single senza dover programmare sempre tutto. altri giorni invece sono talmente presa da un progetto di lavoro che vorrei non averlo tra i piedi, vorrei poter restare in ufficio fino a tardi senza sensi di colpa.
ah, eccoli, i sensi di colpa! se sto con lui li ho nei confronti del mio lavoro. se tardo in ufficio li ho nei confronti di mio figlio. in tutti e due i casi li ho nei confronti del mio compagno. non se ne esce mica?!
certe volte il mio cucciolo d'uomo piange così forte, e sempre a notte fonda, che pur di farlo smettere mi prenderei io tutti i suoi malanni. altre piange così forte, e sempre a notte fonda, che lo spiaccicherei al muro.
ecco, io credo di essere una persona sana. e felice, immensamente felice.
e quindi, come donna capace di intendere e di volere, sottoscrivo qui un appello: lasciateci in pace!!! lasciateci libere di decidere se aver un figlio o meno. non perchè ci sentiamo invincibili e vogliamo decretare la vita o la morte di un'altra persona. ma perchè vogliamo decidere della nostra vita e della nostra morte. smettetela di scandire slogan senza sapere minimamente cosa voglia dire essere donna madre figlia amante compagna nello stesso tempo. smettetela di parlare di rianimazione di feti, di moratoria sull'aborto, di omicidio perfetto, di cambiare la 194....perchè i veri carnefici siete voi.
oggi moriva Massimo Troisi.
non trovo altre parole che quelle di una poesia che gli ha scritto Benigni e di cui rubo qulache verso...
la trovate qui http://www.youtube.com/watch?v=OfwcMZO3trM
Non so cosa teneva "dint’a capa",
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di "jamm, o’ saccio, ’naggia, oilloc, azz!"
era come parlare col Vesuvio,
era come ascoltare del buon Jazz.
"Non si capisce", urlavano sicuri,
"questo Troisi se ne resti al Sud!"
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Hollywood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro.

avere un blog è un lavoro! cioè non solo bisognerebbe tenerlo aggiornato, ma anche cercare di scriverci sopra cose non banali e noiose ed inutili. ed anche magari andare in giro per gli altri blog così per farti conoscere. o in giro ad acchiappare notizie curiose. o in giro a guardare la gente per poterla poi raccontare!
ecco io tutto questo tempo non ce l'ho!? perchè ho un lavoro che mi occupa dalle 9 alle 19, ed un figlio, che giustamente vuole tutto il tempo che rimane.
però ho un sacco di cose da dire, almeno credo. e cercherò di farlo, nelle pause della mia vita. si, nelle pause della mia vita cercherò di raccontare...la mia vita...
...ora però vado a teatro ad applaudire il mio amato fidanzato!!!!

....ma proprio a tutti!
cioè lo so che è stupido commerciale noioso ed inutile festeggiare san valentino, infatti io stasera vado a teatro, ma quando la radio ha messo la canzone del tempo delle mele...bè mi sono squagliata...
eccola per voi http://www.youtube.com/watch?v=2luLWJJaxR8

che ve lo dico a fare, lì sopra il palco c'è il mio ammmore!!! ed io sono molto ma molto orgogliona...
Al Teatro Sala Uno, dal 14 al 17 Febbraio ore 21, sabato 16 ore 19
Orchestra Teatralica Associazione Culturale
presenta
Alzheimer, Italia!
Scritto e diretto da Giovanni Avolio
Con Giovanni Avolio e Giancarlo Porcari
Direzione Musicale: Paola Vanoni
Musiche e canti a cura di
Paola Vanoni: viola, fisarmonica e tamburello
Franco Pietropaoli: chitarra classica, banjo, ukulele, kazoo e percussioni
Disegno luci: Mauro Buoninfante
Fotografa di scena: Eleonora Mineo
Italia, Oggi.
Asparino e MImì sono due migranti italiani, che, dopo aver lasciato le loro case all’inizio della seconda guerra mondiale, decidono di tornare in Patria dall’America. Ma come furono stranieri lì, lo sono anche in questo loro passato paese che sembra non riconoscerli. Attraverso loro si inizierà un viaggio poetico e grottesco tra le stranezze di questa nazione, tra i suoi paradossi, nel suo continuo oscillare tra tradizione e progresso, tra giovinezza e vecchiaia. Alzheimer non è solo il tipo di regia quasi favolistica, come in un sogno ricco di balocchi e di risate, ma è anche come fosse una cittadella dentro la nostra nazione, che più cresce e più…” sa cosa penso? Che questo paese è come un giovane malato. Un giovane con la malattia, quella dei vecchi. Quella malattia che dimentica il passato. Questo paese è malato, è senza memoria.” Lo spettacolo è caratterizzato da un flusso di immagini, brani, partiture fisiche che trascinano lo spettatore in un’ambientazione in continua evoluzione, sorprendendolo attimo dopo attimo. Scale diventano navi, carri, case, treni; scope si trasformano in spade, fucili, persone; dai sacchi escono fantasie recondite e sogni nascosti. Tutto ciò per una regia affetta di Alzheimer. Tra il mimo e la clownerie, la musica dal vivo e il teatro danza, il teatro civile e quello poetico, in un linguaggio proprio del teatro di ricerca, lo spettacolo cerca non solo di fare il punto di questi sessant’anni di nuova Italia, ma anche di svelare le tensioni contrapposte di questo paese.
Il gruppo indipendente Orchestra Teatralica lavora da più di due anni declinando il teatro di ricerca nei termini del teatro civile.
Il suo lavoro si articola non soltanto nell’ambito di un teatro che cerchi di ruotare riguardo a temi propri non solo degli italiani, ma dell’essere umano stesso, ma anche nella ricerca del grottesco, del momento in cui il riso diventa pianto, del momento in cui una lacrima si scioglie in una risata.
Alzheimer, Italia! è figlio di un percorso, compiuto dai due attori, nei meandri di un linguaggio altro, più profondo, ancora più appartenente all’essere umano. Un linguaggio i cui vocaboli portanti sono energia, tensione, sincerità, ironia, gioia, indignazione, dedizione.
Un linguaggio fatto non solo di termini legati al teatro di ricerca ma anche a un’idea di teatro che si fonda sulla passione e sul rispetto.
trovo che andare a elezioni con questa legge elettorale sia un atto di estremo egoismo ed irresponsabilità.
ed è l'unica cosa che mi viene da dire di politicamente corretto dopo le notizie di oggi.